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PROBLEMI DI SPORT: quando la passione si trasforma in dipendenza!

Se fatto con cognizione di causa, lo sport e l’attività fisica in generale sono la panacea di molti mali: contribuiscono ad alleviare lo stress, a eliminare l’ansia e a migliorare l’umore. Inoltre migliorano la qualità del sonno, allontanano i pensieri negativi e contribuiscono ad accrescere l’autostima.

Ma come ogni attività anche lo sport, qualora inizi a occupare troppo spazio nella mente e a condizionare pensieri e vita quotidiana, può generare “intossicazione”, o addirittura una vera e propria dipendenza. Il termine “vigoressia” sta proprio ad indicare quando una persona vive questo processo di lento scivolamento dal piacere di fare attività fisica alla vera e propria “patologia”. Il fenomeno è conosciuto da tempo ma ha avuto un aumento esponenziale col moltiplicarsi dei corsi online di fitness e persino di body-building; studi recenti hanno infatti dimostrato che l’arrivo dei social in palestra e a casa ha fatto aumentare in modo consistente il numero di coloro che praticano fitness (cosa molto positiva) ma anche, purtroppo di conseguenza, di coloro che ne diventano dipendenti. Inoltre non va sottovalutato che le dipendenze da attività fisica e da social possono sommarsi ed è quindi poi difficile capire chi potenzia che cosa. Il bisogno di apparire potenzia quello di allenarsi, e la fatica e gli sforzi per raggiungere una certa forma fisica fanno aumentare il bisogno di postare sul web. Ogni passaggio delle proprie giornate è fissato e pubblicato per verificare il riscontro che ottiene. Il fenomeno è preoccupante e si lega probabilmente anche all’aumento, in parallelo, dei disturbi alimentari. Tra business e ossessione social, l’allenamento fisico è ormai utilizzato in maniera ossessiva per combattere insicurezze e problemi, spesso prima di tutto interiori. E mentre ragazze “star” di Instagram propongono continuamente esercizi per scolpire addominali e glutei, ricette “fit” e stili di vita “super healthy”, ispirando ogni giorno milioni di persone, l’overtraining o sindrome da sovrallenamento è ormai un problema riconosciuto (parleremo di questo problema in un altro articolo del nostro blog).

La dipendenza da sport si caratterizza per la comparsa di sintomi pari a quelli di qualsiasi altra dipendenza. In linea generale dopo un paio di giorni circa di mancato allenamento ci si sente in colpa e si freme per ricominciare l’attività sportiva, a volte anche se impossibilitati fisicamente per esempio. Individuare determinati sintomi è possibile, ma questi vanno esaminati bene, facendosi aiutare da uno specialista senza attendere che la patologia prenda troppo piede. I primi sintomi potrebbero essere uno o più di questi:

  • avvertire senso di colpa per aver saltato un allenamento;
  • allenarsi troppo duramente o per tempi troppo prolungati;
  • fare attività sportiva anche se sconsigliato per problemi fisici o infortuni;
  • avvertire serenità e felicità solo quando si fa sport;
  • escludere dalla vita affetti e altri svaghi.

Altri segnali possono essere continui dolori fisici, una necessità ingovernabile di dedicarsi al fitness ogni giorno, più volte al giorno, compresi i giorni di festa, sacrificando gli amici, la famiglia o il lavoro. Il rapporto con l’attività fisica diventa esclusivo, ossessivo e prioritario, la persona si isola da tutto il resto e vive quasi esclusivamente di sport. Chi ne soffre non pensa più ad altro che all’attività fisica, ogni azione quotidiana è finalizzata allo sport e tutto il resto passa in secondo piano o viene anche dimenticato nei casi più gravi.

DIPENDENZA DA SPORT: quale soluzione adottare?

Come per tutte le dipendenze, anche in questo caso la prevenzione diventa fondamentale. Questa avviene con la modulazione dei carichi di lavoro e soprattutto con adeguati tempi di recupero, con la diversificazione degli allenamenti, l’alimentazione corretta e il recupero della dimensione primaria dello sport e dell’attività fisica, quella ludica. Ovviamente in tutto questo è fortemente sconsigliato il “fai da te”! È infatti necessario rivolgersi a figure professionali competenti e qualificate, come personal trainer, preparatori fisici/atletici, nutrizionisti, mental coach, psicologi o a volte anche psichiatri, che accompagnino la persona in un percorso di vita sano ed equilibrato.

È infatti fondamentale non perdere di vista il significato della parola “benessere”: l’allenamento e uno stile di vita attivo e sano sono cose importanti e a volte passioni da coltivare, ma tutto ciò non deve assolutamente sfociare in qualcosa di ossessivo! Un modello che, secondo la mia opinione, funzioni deve essere basato sull’ equilibrio e sulla sostenibilità, sia dal punto di vista dell’allenamento che dal punto di vista alimentare; essere quindi per la persona un modello positivo e incentivante. È necessario quindi creare e promuovere un corretto stile di vita per la maggior parte dei soggetti, soprattutto in questo difficile momento. Divulgare una cultura del benessere che faccia capire quanto sia importante il movimento, l’alimentazione e, non per ultimo, il prendersi cura della propria anima.

Mike Bertoni 
Laureato in scienze motorie sportive e della salute e scienze dello sport

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